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LA PASTA FA INGRASSARE
"Assolutamente no: la pasta non fa male e non fa
ingrassare, anzi è una fonte eccellente di carboidrati complessi, carburante
principale per il nostro corpo e il nostro cervello", ci spiega Gabrielli. In
ambito nutrizionale non esiste alcun cibo che faccia dimagrire o ingrassare: ciò
che conta è il contesto, il timing, le frequenze di consumo e il conteggio
calorico nella sua totalità.
Nel caso della pasta, a fare davvero la differenza,
sono le quantità, diverse da persona a persona e che variano in base al proprio
stile di vita e dispendio energetico; altrettanto importanti sono i condimenti
con cui questa viene arricchita – un conto è un sughetto espresso a base di
pomodorini, completato con una leggera spolverizzata di grana grattugiato, e un
altro è una ricca e goduriosa pasta ai quattro formaggi – ed eventuali
abbinamenti troppo sbilanciati o calorici.
2. La pasta non può essere mangiata tutti i giorni
Falso: la pasta può essere mangiata tutti i giorni, anche più
volte al giorno. Nutriente e appagante, si tratta di un alimento che ci regala
una piacevole sazietà e soddisfazione ed è quindi particolarmente indicata per
chi sta seguendo una dieta dimagrante. Specialmente se integrale, apporta una
buona quantità di fibre solubili, dona maggiore stabilità glicemica e migliora
la regolarità intestinale.
A fare la differenza, come già detto, sono
soprattutto le quantità e i condimenti con cui questa viene arricchita. Quali
sono le dosi corrette? "Queste variano in base all’età, al livello di attività
fisica e agli obiettivi personali, ma in generale si parla di circa 70-100
grammi di pasta secca a seconda della persona e del fabbisogno energetico",
precisa il nostro esperto.
Stabilito che mangiare pasta tutti i giorni non
faccia assolutamente male alla salute, il consiglio del nostro nutrizionista
resta comunque quello di variare il più possibile le diverse fonti glucidiche:
questo aiuta a diversificare i nutrienti, i profili di fibra e i sapori,
rendendo l’alimentazione più completa e interessante. Se, per esempio, mangiamo
un piatto di pasta a pranzo, possiamo inserire una porzione di riso, pane o
patate a cena: in questo modo assicuriamo al nostro organismo il maggior
quantitativo possibile di micronutrienti.
3. Al dente fa dimagrire
Più cuociamo un alimento e maggiore sarà il suo indice
glicemico, e quindi una pasta cotta al dente avrà senz'altro un impatto
glicemico inferiore rispetto a una stracotta. Lo stesso discorso vale anche per
le altre tipologie di carboidrati: del pane raffermo o una porzione di patate,
lessate e lasciate raffreddare, avranno un effetto differente sulla glicemia
rispetto al pane fresco o a un purè caldo. Si tratta, però, di differenze
davvero minime e che possono avere un senso solo tecnico: ai fini di un
dimagrimento e del nostro benessere, non incidono in maniera significativa.
"È più utile preoccuparsi di fare un pasto
completo con verdure, proteine e grassi buoni, che non fissarsi con dettagli",
puntualizza il nostro esperto. Affinché il pasto sia equilibrato e ben
bilanciato, è importante che il nostro primo piatto sia accompagnato da una
porzione abbondante di vegetali, una fonte di proteine dall'elevato valore
biologico (carne, pesce, uova, formaggi o legumi) e una lipidica, come l'olio
extravergine di oliva (preferibilmente a crudo).
In questo modo avremo un controllo migliore e più
stabile a livello glicemico, maggiore sazietà e focus mentale. Un pranzo o una
cena troppo sbilanciati e a base di soli carboidrati, per esempio, porterebbero
a picchi glicemici, sonnolenza e ci esporrebbero a un rischio maggiore di
craving da zuccheri. Sono quindi gli abbinamenti a fare davvero la differenza,
non il fatto che sia più o meno scotta.
4. Gli spaghetti sono il formato migliore se si è a dieta
E qui ci riallacciamo sempre al discorso dell'indice e del
carico glicemico. Sembrerebbe che l'indice glicemico della pasta lunga, e quindi
spaghetti, bavette, linguine e così via, sia leggermente inferiore rispetto a
quello del formato corto. Si tratta, tuttavia, di una differenza irrilevante,
niente che possa essere effettivamente decisivo a livello di dimagrimento
5. La pasta senza glutine è più sana
"No: se non hai un’intolleranza vera e diagnosticata, non ha
nessun vantaggio. Spesso ha un profilo nutrizionale peggiore e meno fibre",
sentenzia Gabrielli. Purtroppo un numero sempre maggiore di persone sceglie di
consumare pasta e altri prodotti gluten free perché convinto che siano più
salutari e possano portare a un effettivo dimagrimento.
La verità è totalmente diversa: questi alimenti
presentano generalmente un profilo nutritivo di più scarsa qualità, un minor
quantitativo di fibre vegetali e sono tendenzialmente più calorici e ricchi di
oli, grassi e zuccheri (in quest'ultimo caso parliamo dei prodotti da forno e
ultra-processati). Il glutine, proteina contenuta in diversi tipi di cereali,
contribuisce ad abbassare l’indice dell'alimento e anche del pasto nel suo
complesso, e quindi i prodotti in cui questo è assente presentano un maggiore
indice e carico glicemico.
Se non si è celiaci o intolleranti, quindi, non ha
alcun senso eliminare il glutine e optare per la pasta gluten-free. Piuttosto, è
importante che sia di ottima qualità e selezionata con cura: scegliamola
preferibilmente integrale, trafilata al bronzo e proveniente da agricoltura
biologica; oltre ad avere maggiori garanzie sull'integrità del chicco (senza
aggiunte successive), siamo certi che il grano non sia stato trattato con
pesticidi.
6. Mangiare la pasta di sera fa ingrassare
E così anche qualunque altra fonte di carboidrati complessi.
Sbagliatissimo: non esiste un momento migliore di un altro per gustare il nostro
bel piatto di pasta e consumarla nelle ore serali non ci farà certamente
aumentare di peso. "Ciò che conta è il bilancio energetico complessivo della
giornata, non l’orario in cui si mangia", prosegue Gabrielli.
E non solo: grazie all'ottimo contributo di
triptofano, aminoacido essenziale precursore della serotonina, manganese e di
altri preziosi micronutrienti di cui è ricca, stimola le endorfine e favorisce
il buonumore e il rilassamento, migliorando la qualità del sonno.
Per questa ragione, se si soffre di insonnia, si
sta vivendo un periodo di grande stanchezza fisica o mentale oppure se si ci si
allena nelle ore serali, il consiglio è quello di consumare una porzione di
pasta, cereali o altri carboidrati complessi proprio a cena. A patto, ovviamente,
di evitare condimenti troppo ricchi e laboriosi che finirebbero per affaticare i
processi digestivi.
"La verità è semplice: non c’è niente di sbagliato
nella pasta. Anzi, inserita in una dieta varia e bilanciata, può tranquillamente
fare parte di un’alimentazione sana, anche ogni giorno. Il problema non è la
pasta: sono i condimenti esagerati, le porzioni fuori misura e le diete
squilibrate", conclude il nutrizionista.
-Fonte: cookist, dott. Simone Gabrielli biologo
nutrizionista
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